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Rivelazione di Brusca: solo dopo Capaci Riina parlò di trattative stato-mafia

Giovanni Brusca ha individuato solo ora la data dell’incontro con il boss Riina durante il processo a carico del generale Mori e del colonnello Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura di Provenzano, collocandolo in un momento successivo alla strage di Capaci. Ha inoltre aggiunto, per quanto riguarda il fallito attentato allo stadio Olimpico che Gaspare Spatuzza parlò di “vendetta contro i carabinieri”
Dopo la bomba a Capaci che costò la vita al giudice Falcone, alla moglie e a tre agenti della scorta e prima dell’attentato a Via D’Amelio dove persero la vita il giudice Borsellino e la sua scorta: è in questo arco di tempo che secondo Brusca il boss Riina gli parlò delle trattative stato-mafia. Questa rivelazione, sul periodo in cui i due parlarono, segue le dichiarazioni che Brusca aveva già fornito lo scorso 18 maggio a Rebibbia. Ha ricordato di aver incontrato Totò Riina in casa di Girolamo Guddo che gli disse: “finalmente si sono fatti sotto, gli ho consegnato il ‘papello’ con le richieste scritte . In quella occasione me ne parlò per la prima volta. Sempre allora si vantava del fatto che erano stati mobilitati anche i servizi segreti anche se non era così. L’incontro avvenne prima del 16 luglio quando andai a casa di Salvatore Biondino, il suo autista, per chiedere una cortesia. In quell’occasione Biondino mi disse: ‘siamo sotto lavoro’ e tre giorni dopo dopo di via D’Amelio, capii di che cosa si trattava”. Brusca ha anche parlato del fallito attentato all’Olimpico dichiarando di non saperne nulla fino a quando Gaspare Spatuzza non gli disse che era in preparazione una vendetta contro carabinieri.
Al termine dell’udienza, il pm Antonino Di Matteo ha chiesto l’acquisizione di numerose circolari riservate del ministero dell’Interno scritte tra il 14 gennaio e il 31 marzo 1992 su “intensi allarmi per una campagna terroristica contro esponenti politici” dell’epoca.
In particolare, il pm ha chiesto al Tribunale di acquisire le circolari, tra cui telegrammi, fonogrammi e altri documenti sulla “possibile campagna di destabilizzazione con attentati nei confronti di esponenti politici”.
Nel 1996 Brusca, dopo avere deciso di collaborare con i magistrati, disse ai pm che tra gli obiettivi di Cosa nostra c’erano anche esponenti politici, ed esponenti del governo, “come Calogero Mannino e Carlo Vizzini“. Il pm parla, quindi, di esponenti politici nel mirino tra cui “personaggi dell’allora Dc, Psi e Ds”. Sempre oggi il pm ha chiesto di produrre diversi articoli di stampa ”successivi all’entrata in vigore del decreto del 41 bis”, cioè il carcere duro per i boss, scritti tra l’8 giugno e i primi di luglio del ’92.