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Renzi da il via libera alla riforma della PA: fuori gli over 70 dentro 15 mila giovani

Renzi da il via libera alla riforma della PA: fuori gli over 70 dentro 15 mila giovani

Una mobilità che nelle intenzioni del governo non dovrebbe spaventare i dipendenti ma rendere più fluida la pubblica amministrazione.
Le nuove norme sui trasferimenti sono uno dei capitoli fondamentali del decreto urgente approvato ieri dal Consiglio dei ministri, mentre altre novità importanti come quelle sulla dirigenza confluiscono nel disegno di legge. Punto chiave del pacchetto è anche la cosiddetta staffetta che potrà essere resa possibile attraverso il pensionamento di molte migliaia di lavoratori. «Parte il ricambio generazionale» ha commentato Matteo Renzi in conferenza stampa. Il premier ha difeso l’impianto della riforma, lasciando spazio a modifiche: «Gli obiettivi ci sono, poi il Parlamento è sovrano». Le Camere ad esempio stabiliranno la mappa esatta delle nuove prefetture, stante la volontà dell’esecutivo di impostare la presenza dello Stato su base regionale.

La mobilità che l’esecutivo intende spingere è di due tipi: volontaria e obbligatoria. Nel primo caso, quando cioè è il dipendente a volersi spostare, non servirà l’assenso dell’amministrazione di provenienza ma solo nel caso di passaggio tra sedi centrali di differenti ministeri, agenzie ed enti pubblici nazionali: l’autorizzazione dovrà arrivare entro due mesi dalla richiesta. Per ora quindi appaiono esclusi gli enti locali. C’è però un altro vincolo: l’amministrazione di destinazione dovrà avere una percentuale di posti vacanti superiore rispetto a quelle di provenienza.
L’altro scenario è quello in cui il lavoratore non abbia espresso la volontà di spostarsi: nonostante ciò potrà essere trasferito praticamente senza alcuna formalità all’interno dello stesso Comune oppure in un raggio di cinquanta chilometri. Il decreto specifica infatti che entro questi ambiti territoriali e geografici le varie sedi lavorative costituiranno ai senso del codice civile una sola unità produttiva. Formalmente quindi non si tratterà di un trasferimento e non ci sarà bisogno neanche di comunicazione ai sindacati: anzi vengono dichiarati nulli tutti gli accordi o i contratti che siano in contrasto con questo principio.

LA TABELLA DA SCRIVERE

L’altra garanzia che la stessa Madia ha voluto ribadire è quella relativa al trattamento economico. Il lavoratore che si sposta non deve avere un danno retributivo: per rendere concreto questo principio sarà però necessario approvare una tabella di equiparazione tra le varie mansioni di un’amministrazione o di un’altra. Si provvederà entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto ma in mancanza di un percorso condiviso con le organizzazioni sindacali il ministero della Pubblica amministrazione potrà decidere autonomamente. Per dare impulso alla nuova mobilità viene istituito anche un fondo con una dotazione di 15 milioni per quest’anno e 30 a partire dal 2015: dovrà essere utilizzato in primo luogo per favorire il funzionamento ottimale degli uffici giudiziari, che spesso presentano carenze di organico.

LE SEMPLIFICAZIONI

Connessa al tema della mobilità è un’altra novità che faceva parte dei 44 punti a suo tempo presentati dal governo: l’assegnazione di nuove mansioni ossia il demansionamento. I dipendenti che si trovano in disponibilità, ossia per vari motivi non hanno uno specifico ruolo, potranno chiedere di essere ricollocati in una qualifica inferiore o in posizione economica meno favorevole.

Faranno probabilmente parte del decreto anche alcune novità in tema di semplificazione, da quelle in favore dei malati cronici all’unificazione dei moduli da utilizzare negli 8.000 Comuni italiani.