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Siria, continua la ferocia dell’Isis: decapitate tre donne e un uomo. Il Vaticano si appella all’Onu: “Giusto uso ‘proporzionato’ della forza”

Siria, continua la ferocia dell’Isis: decapitate tre donne e un uomo. Il Vaticano si appella all’Onu: “Giusto uso ‘proporzionato’ della forza”

Ancora cruente esecuzioni da parte dei jihadisti dello Stato Islamico. Questa volta le vittime non sono occidentali, ma quattro peshmerga, i miliziani curdi che da oltre dieci giorni tentano di respingere l’avanzata dell’Is verso la città di Kobane, non distante dal confine tra Siria e Turchia. Secondo Osservatorio nazionale per i diritti umani, i jihadisti hanno decapitato quattro curdi, di cui tre donne, caduti nelle loro mani durante i combattimenti. Dettaglio macabro: le teste sono state esposte nella città di Jarablus. Secondo l’ong, a separare i miliziani dell’Is da Kobane resta solo una vallata. Ancora l’Osservatorio afferma che lo Stato Islamico, per motivi al momento sconosciuti, ha rilasciato 70 dei 153 studenti curdi sequestrati il 29 maggio scorso nel nord della Siria, di ritorno da Aleppo dove erano andati per gli esami di fine anno scolastico.

Ancora ostaggi

Radio France Info riporta che il ministro della Giustizia algerino, Tayeb Louh, ha affermato alla tv pubblica che sono stati identificati alcuni membri del gruppo Jund al-Khilafa, la cellula estremista legata all’Is che ha decapitato l’escursionista francese Hervé Gourdel il 24 settembre. Da parte loro, i miliziani di Jund al-Khilafa hanno diffuso un nuovo video in cui una trentina di uomini armati ribadiscono l’allenza con lo Stato Islamico.

In Gran Bretagna, nuovo messaggio televisivo della moglie di Alan Henning, il conducente di 47 anni sequestrato a dicembre dopo aver attraversato il confine tra Turchia e Siria con un convoglio. “Per favore liberatelo – implora Barbara Henning nel video rivolta all’Is -. Abbiamo bisogno che torni a casa”.

Fuga di massa verso la Turchia

Nonostante la resistenza curda e i raid della coalizione internazionale per alleggerire la pressione jihadista a nord della Siria, solo nelle ultime due settimane sono fuggite oltre il confine turco più di 160mila persone. Lo ha riferito il capo delle operazioni umanitarie dell’Onu, Valerie Amos, al Consiglio di Sicurezza. “Se l’Is continua a guadagnare terreno, vi è la possibilità che altre decine di migliaia di persone siano costrette a fuggire dalla Siria – ha spiegato Amos -. La loro paura è così grande che in molti hanno attraversato campi minati per cercare rifugio”. Nonostante l’apertura del valico di frontiera con la Turchia di Qamishli, ha aggiunto Amos, la situazione umanitaria rimane desolante: sono oltre tre milioni i siriani rifugiati e registrati nei Paesi vicini (Libano, Turchia e Giordania).

Ankara verso l’intervento militare

Per la Turchia il problema non è soltanto la gestione dell’emergenza umanitaria. L’Is ai confini rappresenta una minaccia reale. Per questo è probabile che in settimana arrivi l’approvazione del parlamento di Ankara all’ingaggio dell’esercito in operazioni militari in territorio iracheno e siriano. Secondo il quotidiano turco Zaman, “sono 10.000 i soldati turchi schierati al confine con la Siria”. I militari monitorano a distanza la situazione di Kobane. Ma il vice premier Bulent Arinc ha dichiarato che i jihadisti stanno avanzando anche verso la tomba di Suleyman Shah, nonno del fondatore dell’impero ottomano Osman I. Il mausoleo è in territorio siriano, 25 chilometri a sud del confine turco, ma per un trattato con la Francia risalente al 1921 ricade sotto la sovranità turca. Arinc ha smentito la notizia che dava i 36 soldati turchi a guardia del sito circondati e sopraffatti da centinaia di jihadisti: “I miliziani sono ora molto vicini alla tomba, ma i nostri soldati sono ancora a guardia con le loro armi”.

Curdi attaccano in Iraq

In grande sofferenza a nord della Siria, i peshemerga sono invece all’offensiva su tre fronti in Iraq: a nord di Mosul, conquistata a giugno dai jihadisti, dove prima dell’alba hanno colpito postazioni dell’Is; contro il crocevia petrolifero di Kirkuk e contro la città di Rabia, sul confine siriano, dove sono in corso combattimenti. Lo ha dichiarato un comandante delle truppe curde. I peshmerga hanno attaccato anche Zumar, a 60 chilometri da Mosul, non lontano dalla diga sul Tigri. Un’altra fonte della sicurezza ha sottolineato che sono stati riconquistati tre villaggi a sud di Kirkuk, caduti nelle mani dello Stato Islamico lo scorso giugno.

Terzo video dell’ostaggio John Cantlie

Intanto, è stato diffuso dall’Is il terzo video con protagonista l’ostaggio britannico John Cantlie. Si intitola “prestatemi ascolto” e “messaggi del detenuto britannico John Cantlie”, 5 minuti e mezzo in cui il 43enne giornalista appare vestito con la stessa tuta arancione, seduto a un tavolo. Il filmato è poi stato rimosso da Youtube e decine di account twitter pro-Is sono stati chiusi. Cantlie critica la strategia dei raid contro l’Is. Citando il discorso di Obama in occasione dell’anniversario dell’11 settembre, afferma: “Con i raid non guadagnerete terreno” e la campagna militare in Siria e Iraq, “non renderà l’Occidente più sicuro”. Perché “la forza aerea serve per colpire bersagli specifici” ma non molto in termini di “conquista e conservazione” di posizioni sul campo, che richiedono truppe efficienti e disciplinate. Che evidentemente non sono l’esercito iracheno. Come pure i miliziani dell”Esercito siriano libero, “indisciplinati, corrotti e largamente inefficienti”, rifornito di armi che “finiscono poi in gran parte in mano ai combattenti dell’Is”. Cantlie afferma che l’Is non ha perseguito e ucciso i cristiani e gli Yazidi. Ed evoca di nuovo lo spettro del Vietnam, concludendo con l’invito a chi lo ascolta a seguire “ancora con il prossimo programma”.

Fonti intelligence Usa: Casa Bianca sapeva

L’Is incalza e l’America continua a rimbalzare colpe e responsabilità. In un’intervista dei giorni scorsi a 60 Minutes, Barack Obama aveva detto che a sottostimare la minaccia dello Stato Islamico e le conseguenze del collasso delle forze irachene, era stata l’intelligence. I servizi segreti oggi replicano attraverso fonti anonime che hanno parlato con il New York Times: la Casa Bianca sapeva dalla fine dello scorso anno della crescente minaccia in Siria, ma prestò poca attenzione alle informative. In pochi mesi, le cose sono decisamente cambiate: secondo un rapporto del ‘Center for Strategic and Budgetary Assessment’, gli Stati Uniti hanno già speso una cifra che va dai 780 milioni ai 930 milioni di dollari per combattere l’Is. Spenderebbero inoltre dai 200 ai 320 milioni al mese se schierassero sul terreno 2 mila soldati. Mentre se le truppe fossero di 5 mila unità e gli attacchi aerei condotti ad un ritmo di 150 al mese, oltre a 120 voli di sorveglianza, il costo schizzerebbe tra i 350 milioni e i 570 milioni di dollari al mese.

Vaticano all’Onu: giusto uso “proporzionato” della forza

“E’ lecito e urgente, per fermare l’aggressione, ricorrere all’azione multilaterale e a un uso proporzionato della forza”. E’ quanto ha affermato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, intervenendo all’Assemblea generale dell’Onu sul tema del terrorismo fondamentalista islamico. Nel suo intervento, pronunciato quando in Italia era notte e ripreso oggi da Radio Vaticana, Parolin esprime la sua “delusione perché fino ad ora la comunità internazionale si è caratterizzata per le sue voci contraddittorie e addirittura di silenzio, per quanto riguarda i conflitti in Siria, in Medio Oriente e in Ucraina”. Intanto Papa Francesco ha convocato “un vertice” che si terrà dal 2 al 4 ottobre in Vaticano e vedrà i nunzi apostolici nel Medio Oriente riuniti con i superiori della Curia Romana, oltre ai rappresentanti della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e Ginevra e presso l’Unione Europea.

Da Iran armi al Libano

L’Iran la scorsa settimana ha respinto l’invito a entrare nella coalizione internazionale, ma non è immobile di fronte alla minaccia jihadista: fornirà armi all’esercito libanese per combattere i gruppi islamici estremisti. Lo ha annunciato Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale di Teheran, in visita ufficiale a Beirut. Sarà la prima volta che l’Iran fornirà ufficialmente al Libano assistenza militare. Ogni donazione militare dall’Iran dovrà comunque avere l’approvazione del governo di Beirut. Da due mesi l’esercito libanese sta combattendo i militanti islamici vicino al confine con la Siria.

Ong, 211 miliziani e 22 civili uccisi

I raid americani in Siria hanno fatto in tutto 233 morti dal loro inizio, una settimana fa. A dirlo è la ong Osservatorio siriano dei diritti umani. Almeno 211 sono i miliziani rimasti uccisi, 60 dei quali appartengono al gruppo qaedista al-Nusra. I civili che hanno perso la vita sono 22. Gli attacchi hanno colpito le basi dello Stato islamico nelle province di Raqqa, Deir Ezzor, al-Hasaka, Aleppo e Idlib, nel nord della Siria, e le installazioni petrolifere in mano ai jihadisti sunniti.
Siria, Is decapita quattro curdi. Turchia schiera soldati al confine. Terzo video di Cantlie
Peshmerga nell’area di Jalawla, provincia di Diyala
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Ondata di attentati in aree commerciali irachene

Diciannove persone sono morte e decine sono rimaste ferite in una serie di attacchi nelle commerciali in Iraq. Nella città sciita di Kerbala, 90 chilometri a sud di Bagdad, un’autobomba ha ucciso quattro civili e due poliziotti e ferito 16 persone. Un’altra automobile carica di esplosivo è saltata in aria a Iskandariyah, 50 chilometri a sud della capitale, uccidendo cinque civili e ferendonene altri 13. Altri otto civili sono morti in attacchi separati a Baghdad e nei pressi della città meridionale di Najaf. Fonti mediche confermano il bilancio.