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Inchiesta Mafia Capitale, la Procura di Roma chiede la confisca di oltre 100 milioni di euro riconducibili a Diotallevi

Inchiesta Mafia Capitale, la Procura di Roma chiede la confisca di oltre 100 milioni di euro riconducibili a Diotallevi

La giustizia è pronta a metter mano sulla fortuna del boss Ernesto Diotallevi. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e i tre pm che indagano su Mafia Capitale, Luca Tescaroli Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, hanno chiesto alla sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di sorveglianza la confisca di beni per 100 milioni di euro riconducibili a Diotallevi, il 70enne mai pentito considerato per anni il raccordo con Cosa Nostra, e ora ritenuto ponte con la mafia romana.
In passato quasi sempre assolto, Diotallevi ora è libero, ma col rischio, appunto, di perdere il patrimonio accumulato, con molte ombre, in 50 anni di attività, e sequestrato in cinque tranche dal Gico della Guardia di finanza e dal Ros dei carabinieri. L’udienza è fissata per il 26 gennaio prossimo.

GLI IMMOBILI

Intanto il boss è finito sotto inchiesta per associazione a delinquere di stampo mafioso perché ritenuto, con Giovanni De Carlo, noto come “Giovannone”, referente di Cosa Nostra nella banda romana capeggiata da Massimo Carminati. Tra i beni riconducibili a Diotallevi che potrebbero diventare di Stato, una lussuosa casa a Fontana di Trevi, dove di recente è stato trovato un vero tesoro d’arte; sette immobili a Olbia facenti parte di un complesso turistico, una casa nel complesso “Villaggio Porto Rotondo” e quote di alcune società.
Una fortuna che Diotallevi ha cominciato a immagazzinare dagli anni Settanta, secondo l’accusa, grazie a società non operative e all’intestazione dei beni alla moglie e a vari prestanome. Come per gli appartamenti acquistati, in pieno centro a Roma, in via San Vincenzo de’ Paoli, dai figli a fine anni Ottanta. Leonardo e Mario avevano 10 e 5 anni. «Tali risultanze attestano inequivocabilmente che l’immobile in argomento è stato acquistato dai Diotallevi» è la conclusione dei magistrati, «i quali risiedono presso di esso, attraverso lo schermo societario costituito dalla società Diodone srl». A tal proposito i pm hanno riportato nella richiesta della maxiconfisca le dichiarazioni del ’93 del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, «che consentono», hanno sottolineato «di rafforzare oltremodo la convinzione dell’impiego di risorse illecite per l’acquisto dell’immobile in questione».
«Ricordo – dichiarò il pentito – che, all’epoca, per i discorsi che facevano tra Calò’ e Diotallevi, quest’ultimo era in trattative per l’acquisto di una villa al centro di Roma, nella zona dove c’è la grande scalinata. Il problema del Diotallevi, ricordo, era quello di giustificare la provenienza del denaro necessario all’acquisto della villa, valutata circa novecento milioni di lire».

I SEQUESTRI

L’ultimo sequestro di prevenzione è stato eseguito dai finanzieri a settembre. Sequestrato il cento per cento del capitale sociale e relative quote societarie della Immobiliare del molo Srl, con sede a Olbia, in località Porto Rotondo, che svolgeva mediazione immobiliare, e una casa di Olbia nel complesso immobiliare Villaggio Porto Rotondo. Sulla carta Diotallevi risulta proprietario solo di una Smart, di una Fiat Cinquecento e di quote di una piccola società.