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Forum di Davos, Renzi suona la carica contro i dissidenti Pd: “Le polemiche sono normali, ma non si molla di un centimetro”

Forum di Davos, Renzi suona la carica contro i dissidenti Pd: “Le polemiche sono normali, ma non si molla di un centimetro”

«Di fatto il percorso di cambiamento che l’Italia ha iniziato sta continuando, è giusto che sia così e noi non ci fermiamo. Poi ci sono polemiche, discussioni, è normale, ma non si molla di un centimetro». Così il premier Matteo Renzi commenta, prima di cominciare i lavori al forum di Davos, in Svizzera, lo scontro sull’Italicum al Senato.

«Bisogna trasformare i rischi in opportunità, è questa sfida della leadership», ha detto il premier intervenendo al Forum di Davos e sottolineando come in Italia, oggi, «c’è una finestra e un periodo di opportunità eccezionale e il ruolo dei politici è cogliere il momento, carpe diem, quando possiamo scegliere il futuro».

«Forse la cosa più importante a livello strutturale è la riforma della credibilità. Sono state perse tante opportunità perchè si è perso credibilità, perché il governo cambiava continuamente», ha aggiunto Renzi.

«L’Italia ha bisogno di una stagione di riforme» e in questo «il futuro per noi è iniziato. Per il mio Paese il futuro è oggi», ha proseguito Renzi.

Il Parlamento sta votando «un nuovo sistema elettorale che darà all’Italia la possibilità di scegliere un leader per 5 anni. Dobbiamo creare le condizioni perché sia chiaro il vincitore, il leader del Paese per un periodo stabile e non un continuo cambio al comando», ha continuato Renzi. «Nel nostro primo anno di governo ho presentato una riforma costituzionale con più di 40 articoli, vogliamo cambiare la Costituzione perchè abbiamo bisogno di una Costituzione per il futuro e non per il passato».

«Abbiamo tanti cittadini italiani che pensano che il posto dell’Italia non è essere un museo. Non voglio descrivere il Paese come museo, la cultura è importante, ma vorrei dire ai miei figli che l’Italia è un laboratorio di esperimenti», ha detto ancora Renzi.

L’Italicum

La riforma della legge elettorale alla prova del voto. In un clima teso, il Senato comincia a votare l’Italicum: già oggi previsto l’ok all’emendamento con gli accordi sul provvedimento, e il via libera finale è atteso per la prossima settimana. Ieri il presidente del Consiglio ha detto che serve il coraggio di togliere qualche potere di veto, e con Berlusconi ha blindato il Nazareno, ma i loro partiti risultano spaccati: 29 Dem sono contro i capilista bloccati (contando sul supporto di M5s ed ex grillini); dall’altra parte Fitto guida la rivolta contro la decisione «suicida» di prestare «soccorso azzurro» a Renzi.

L’emendamento di Gotor

Al centro dell’attenzione il voto sugli emendamenti, fra cui quello a firma Gotor, sottoscritto da numerosi senatori della minoranza dem, e l’emendamento a firma Esposito, il cosiddetto “super-canguro”, che consentirebbe di spazzare via tutte le altre richieste di modifica. L’emendamento di Gotor stabilisce che la proporzione tra “nominati” ed “eletti” sia rispettivamente del 30 e 70%. La norma sui capilista va cambiata, facendo in modo che «il 70% degli eletti sia scelto con le preferenze direttamente dai cittadini» anche per evitare i «rischi» di incostituzionalità da parte dell’Italicum «che dopo 10 anni di Porcellum sarebbero intollerabili. Ne va della credibilità del Parlamento e della democrazia», dice Gotor, intervenendo in Aula illustrando l’emendamento sottoscritto dalla minoranza Dem sul nodo delle liste bloccate.

Il premier

Renzi, prima di recarsi al Congress Centre di Davos ha ricordato come anche ieri, nonostante le polemiche sulla legge elettorale, il lavoro sulle riforme non sia stato bloccato dall’impasse. «Le commissioni» in Parlamento «vanno avanti, ieri si è discusso sulla Pubblica Amministrazione» ad esempio, ha spiegato il presidente del Consiglio ribadendo come, «di fatto il percorso di cambiamento che l’Italia ha iniziato sta continuando, è giusto e doveroso che sia così».

«Con mille problemi, siamo un paese i cui verbi vanno declinati al futuro», aveva detto ieri sera al suo arrivo. Con il Pd spaccato sulle legge elettorale, Silvio Berlusconi intanto conferma il suo sì all’Italicum: «Con il premio alla lista si va verso il bipartitismo».